giovedì 19 aprile 2018

Maggio 2018: lo Stato di Israele compie settant'anni. 



Nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, molti ebrei, provenienti da tante nazioni europee, tra cui l'Italia, decisero di lasciare i luoghi in cui erano vissuti per trasferirsi in Palestina.
Essi avevano un sogno: dopo tanti anni in cui erano stati "dispersi" in tutto il mondo, avrebbero potuto riunirsi nella loro terra d'origine e creare un "Stato ebraico", libero e indipendente, universalmente riconosciuto.
Infatti, nel 1948 le Nazioni Unite stabilirono la divisione della Palestina con la conseguente creazione dello Stato di Israele. Gli ebrei accolsero molto positivamente questa decisione, che però non fu accettata dai Palestinesi, costretti a lasciare le loro terre, per cui iniziò un conflitto ancora oggi non risolto.
Lo Stato di Israele comprende varie regioni, tra cui quella di Gerusalemme ( la capitale, seppur non universalmente riconosciuta), quella di Tel Aviv ( zona del turismo) e quella di Haifa ( zona industriale). Inoltre c'è la fascia al confine con i territori libanesi e palestinesi e la striscia di Gaza) e del lago di Tiberiade, dove sono stati creati nuovi villaggi in cui la vita è estremamente pericolosa  a causa del costante pericolo di incursioni e attentati ad opera dei Palestinesi.
Un momento molto difficile per Israele è stato quando il Primo Ministro di allora, Sharon, decise di far abbandonare i villaggi ebraici nella striscia di Gaza per creare uno spiraglio di dialogo con i Palestinesi. Molti dovettero abbandonare le loro case, che furono abbattute, e spostarsi altrove, spesso nel territorio al confine con l'Egitto, dove iniziò la costruzione di nuovi villaggi, che spesso nel nome ricordano la loro origine. Nonostante sia una terra per lo più desertica, la grande vittoria degli Ebrei è stata quella di riuscire a coltivare e produrre molti prodotti agricoli in un terreno arido e a far indietreggiare il deserto, creando sempre più oasi verdi e serre.
il Paese, però, ha un'economia basata sulle industrie, in particolare quelle di precisione, e sulla ricerca in tutti i campi del sapere.
In passato i villaggi erano organizzati come una comunità,  i "Kibbutz", con un ordinamento preciso, ma oggi c'è stata un'evoluzione, per cui quell'organizzazione esiste solo di nome.
Dato il continuo stato d tensione e di pericolo per gli attacchi nemici, Israele si è dotato di un esercito molto efficiente. Gli obiettori di coscienza sono pochissimi perché tutti, anche i pacifisti, si rendono conto della difficile realtà che vivono ogni giorno. 
Tutti i giovani sono chiamati alla leva, i ragazzi per tre anni, le ragazze per due. Ciò consente anche di favorire l'integrazione da parte di gruppi di ebrei che ancora oggi si trasferiscono qui da paesi europei e asiatici, in particolare dalla Russia, con lingue e tradizioni estremamente diverse.
Quando si è formato lo stato di Israele nessuno credeva che si sarebbe raggiunta l'unità linguistica; invece si è realizzata.
Ancora oggi si possono  spesso incontrare gli ebrei ortodossi, più legati degli altri alle antiche tradizioni religiose, che indossano gli antichi costumi dei loro paesi d'origine, con cappelli e barba lunga.

venerdì 23 marzo 2018

Classi terze in partenza!










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mercoledì 14 marzo 2018


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martedì 13 marzo 2018

Settimana della Legalità 2018



Dal 14 al 21 marzo 2018  il nostro istituto ha organizzato la "Settimana della legalità", per parlare di cittadinanza, impegno civile, giustizia e legalità. Questa settimana prevede vari incontri e momenti di condivisione e riflessione, attraverso la collaborazione di associazioni e personalità che operano sul nostro territorio e si impegnano quotidianamente per veicolare i valori della legalità.

Come si può leggere dalla brochure della nostra settimana della legalità, abbiamo fatto nostre le parole di Don Milani ed il suo insegnamento per esprimere tutti insieme un messaggio importante: I care, mi importa, mi sta a cuore, in contrapposizione all’atteggiamento egoista di chi dice "Non sono cose che mi riguardano, me ne infischio…"

Abbiamo immaginato un dialogo tra due persone. Una chiede all’altra: "Perché ti dai tanto da fare, che ti importa, cosa ci guadagni?" E l’altro risponde: " …  because i care, perché a me importa, mi interessa e voglio prendermene cura. "
Questo è il messaggio che oggi tutti insieme vogliamo dare:  a noi importa eccome, a noi importa impegnarci per iniziare a far cambiare le cose.
Ringraziamo Don Luigi Merola, che ci offre un esempio evidente di chi ha abbracciato quella stessa causa e che, attraverso le sue coraggiose scelte  ed il suo impegno quotidiano in contesti di vita non facili ci invita a fare altrettanto, impegnandoci ogni giorno un poco di più per contribuire a migliorare la nostra società.